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E' il confronto tra due professionisti, la storia di una caccia: McCauley (De Niro), professionista del crimine, è la preda; Hanna (Pacino), professionista nella lotta contro il crimine, è il cacciatore. Per entrambi la professione è una vocazione, quasi un'ossessione. McCauley decide di fare un'ultima, clamorosa rapina a un furgone blindato. La prima parte – dove prevale la descrizione dei personaggi e del loro ambiente familiare – è notevole, nella seconda l'azione prende il sopravvento ma si complica, s'ingarbuglia, si ripete. La lunga durata diventa prolissità, ma bisogna tenere conto che la sua materia narrativa potrebbe alimentare 3 o 4 thriller convenzionali. Rimane un film assai personale e, nel suo genere, uno dei più intensi del decennio nel suo rischioso equilibrio tra azione e scavo psicologico. Inevitabile per lo spettatore il confronto tra un De Niro asciutto, sotto le righe, e Al Pacino, teatrale, istrionico, sopra le righe. Se il film può essere scambiato per quel che non è – un capolavoro – il merito è soprattutto della fotografia dell'italiano Dante Spinotti, ma non si trascurino le musiche di Elliot Goldenthal. Scritto dal regista, rielaborando la sceneggiatura del film TV L.A. Take down (1987).

(Morandini)
 

 

 

 

De Niro è il bandito Neil, Pacino il poliziotto Vincent. I due si conoscono da tempo. Neil, nevrotico, crudele, non vuol tornare in prigione, preferirebbe uccidere e morire. Vincent, estroso, intelligente, vessato da moglie ed ex mogli, è uno che non molla. A complicare ci si mettono lo psicopatico Chris (Kilmer) e un paio di dark. Ci si confronta, si spara, ci si insegue in macchina in una Los Angeles mai così protagonista di un film. Produzione di grande budget e di grandi talenti, con due fra i massimi e ormai storicizzati attori del cinema internazionale. De Niro e Pacino (tre Oscar in due), diversissimi e complementari, funzionano. E come potrebbe essere altrimenti? Sono solo due le sequenze in cui si confrontano direttamente e il regista Mann è riuscito, con dei controcampi e senza farli incontrare sul set, a tenere a bada la loro voglia di competizione. Da sottolineare l'intenzione realista del film, dove niente è ricostruito o girato in studio. Grande, completo successo.

Farinotti