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Dopo 7 anni di lavoro come spericolato produttore e padrone della Eurocorp, Besson è tornato alla regia con la sua opus n. 9, tutta giocata sugli opposti. André, delinquentello extracomunitario, braccato da strozzini violenti, è soccorso da un'angela che non soltanto lo salva dal suicidio, fa a botte e si prostituisce per lui, ma gli restituisce fiducia in sé stesso. Besson dice che sono 4 i personaggi principali: Angela, André, Parigi e il bianconero. È vero, la sua è una dichiarazione d'amore a Parigi, ma perché il BN? Perché Parigi non sarebbe così poetica (fotografia: Thierry Arbogast, ottimo) a colori e, nonostante le immancabili scene d'azione, la sua è una fiaba poetica con risvolti da sermone romantico. Infine perché tutti i film angelici che contano sono in BN. Soltanto un produttore come lui poteva permetterselo. Nel giuoco degli opposti quello che fa da turbo al film oppone la danese R. Rasmussen, altissima sui tacchi (1, 86 m), bionda, estroversa, al magrebino J. Debbouze (1, 63 m), bruno, introverso e popolare comico in Francia, dai quali Besson, più intelligente di molti dei suoi critici, ha cavato il meglio.

(Morandini)
 

 

Una meravigliosa Parigi in bianco e nero fa da sfondo ad una tenera e del tutto particolare storia d'amore. Un piccolo e curioso ometto (André-Jamel Debbouze) è nei guai fino al collo perché deve dei soldi ad alcuni malavitosi, quindi decide di farla finita gettandosi da uno dei tanti ponti che attraversano la Senna nel cuore della città. Qui, proprio sul parapetto, incontra una ragazza bellissima (Angela - Rie Rasmussen) che ha preso la sua stessa decisione e quando lei si getta, lui la salva: da qui ha inizio tutto. In un vagabondare per la città scopriremo quanto lui nasconda il vero se stesso e come lei sia un angelo sceso dal cielo per aiutarlo a togliersi dai guai, tra le altre conquiste, i due si innamoreranno.

Se si pensa che questo sia un film moralista o imperniato sui buoni consigli che da l'angelo custode per farci diventare più buoni, si è proprio fuori strada. Angel-A è una storia comica, romantica e scanzonata allo stesso tempo, in certi momenti anche irriverente.
La scelta del bianco e nero è, a detta del regista (Luc Besson), un modo per rendere maggiormente l'atmosfera favolistica, per nascondere la crudezza della realtà, un modo per porre degli interrogativi allo spettatore senza per questo angustiarlo con sermoni sui valori importanti che la società moderna va perdendo. Le scelte registiche denotano una commistione di linguaggio classico con guizzi più innovativi, che tendono a sottolineare e accompagnare gli stati d'animo dei personaggi lungo tutto il film, un esempio fra i tanti è l'alternarsi di piani molto ravvicinati e campi lunghi (invece del consueto campo-controcampo) quando i due protagonisti parlano animatamente, l'uno di fronte all'altra, sul ponte; oppure quando la macchina da presa diventa specchio e Angela e André vi guardano attraverso, facendo cadere "l'illusione di realtà" tipica del cinema e chiamando in causa lo spettatore stesso, quasi a specchiarsi a sua volta in loro.
L'intento del regista di costruire tutto il film sui contrari sembra riuscire: donna e uomo, alta e bella/piccolo e insignificante, comico e tragico, vita e morte, verità e bugia, bianco e nero e tanti altri.
Un film che diverte, senza essere superficiale, che risulta un piacere anche per gli occhi perché ci mostra delle vedute di Parigi davvero meravigliose, grazie anche alla fotografia curata da Thierry Arbogast, e accompagnate ottimamente dalle musiche. Se per qualche tematica, ambientazione, scelta registica o omaggio (non voluto sempre secondo Besson) ci farà ricordare "Il cielo sopra Berlino" o "Gli amanti del Pont-Neuf" o altri film con esseri soprannaturali che scendono sulla terra ad aiutare gli uomini, non dobbiamo farci fuorviare dai paragoni, siamo su lunghezze d'onda e intenti diversi, non per questo meno di qualità o piacevoli.

Ilaria Ferri filmup.it