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China



Settembre – ottobre 2011: viaggio in Cina.
Due mesi di studio e preparazione del viaggio, alla ricerca di luoghi da esplorare e contatti. Cinque settimane, zaino in spalla, per completare un magnifico cerchio.
Soli, io e mia moglie, tra culture ed etnie diverse, immersi in questo nuovo mondo.
Un viaggio indimenticabile.

Pechino, Beijing, Capitale del Nord per i cinesi, è un’enorme metropoli sommersa da un mare di grigi. Pochissima gente parla inglese, i taxisti non riescono a leggere le nostre mappe scritte con caratteri occidentali e spesso si rifiutano di accompagnarci in viali colmi di traffico. Di conseguenza noi camminiamo ed esploriamo strade e vicoli della capitale. Durante il nostro cammino veniamo spesso fermati: uomini, donne e ragazzi ci mostrano la macchina fotografica e chiedono di posare con noi. Uno scatto, un sorriso e poi fuggono via contenti con il loro bottino.


Quartieri moderni e all’avanguardia si alternano ai vecchi Hutong.
Quì si respira l’aria della vecchia Pechino, quella più tradizionale e genuina. Peccato che la veloce modernizzazione della capitale stia facendo scomparire questi luoghi.

Le case negli Hutong non hanno i bagni privati e quindi ogni 100 metri si possono trovare i bagni pubblici, dove gli abitanti della zona possono anche lavarsi.

Qui la gente vive la strada come “luogo”, si riposa, lavora, mangia e passa il tempo con vicini ed amici a chiaccherare o a giocare a mayong.
“…la gente ti fissa e non ti toglie gli occhi di dosso ma quando li saluti non smettono di sorridere…” dal diario di viaggio.

Come nella Pechino moderna, anche negli Hutong i muri sono mezzi di comunicazione: alcuni artisti riescono ad esibirsi con opere tradizionali, altri provano a sponsorizzare attività moderne. Lo Stato invece approfitta per comunicare con gli abitanti su temi quali salute ed educazione.

Biciclette e motorini elettrici, per trasportare una o più persone, e, per gli autisti, adibite anche al trasporto di anziani e disabili.

Si nota, per le strade di Pechino e in tutta la Cina, grande affetto verso i più piccoli, soprattutto nella relazione nonno-nipote. Tanti nonni accudiscono i propri nipotini e ne vanno fieri. Molti cinesi, che non parlano inglese, chiedono ai piccoli di salutarci con un “hello”, un modo come un altro per entrare in contatto con noi stranieri.

Raccogliere bottiglie di plastica per ricavarci qualche spicciolo è una delle attività svolte dalla gente povera di Pechino, per lo più anziane signore.

Ghost Street (Gui Jie), viale di Beijing completamente illuminato con le lanterne.
Uno dopo l’altro si susseguono ristoranti di ogni regione della Cina. Pochissimi menu in inglese, per ordinare si guardano le foto dei piatti. Un modo come un altro per assaporare la vera Pechino.

Un altro luogo dove i cinesi, per lo più turisti, si ritrovano in massa per comprare strane “leccornie” (carne di serpente, montone, stelle marine, scorpioni e coleotteri fritti) è il mercato notturno di Donghuamen.

Molti cinesi vivono nelle shophouse, case con negozio. Si lavora molto, dal mattino alla sera. Tanti sono i negozi, dai più fatiscenti a quelli tradizionali, ma c’è anche chi opta per un arredamento in stile occidentale moderno.

La città Proibita fu il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing e per quasi 500 anni si sussegguirono gli imperatori e le loro famiglie.
Nei grandi cortili, tra un palazzo e l’altro, non vi sono alberi: gli imperatori avevano paura dei guerrieri nemici (ninjia) detentori dell’antica arte marziale “gong fu”, che potevano nascondersi facilmente tra le chiome degli alberi.

Il Tempio del Cielo

Il Palazzo d’Estate

Il Tempio dei Lama, il luogo sacro, punto d’incontro spirituale degli abitanti di Beijing.

La Grande Muraglia si divide in alcun punti restaurati e molto affollati come Badaling e Mutianyu e in altre zone più isolate dove poter fare del trekking ed esplorare quello che resta di questa maestosa mura come da Jinshanling a Simatai.
Il tempo che segna le cose e la povertà, che ha portato molti abitanti della campagna circostante a sottrarre mattoni di pietra dalla muraglia per costruirsi le proprie case, ha reso il tratto da Jinshanling a Simatai di difficile esecuzione e con punti senza protezione, che danno su precipizi e lunghi tratti di arrampicata.
Avendo deciso di gustare la vera Cina, optiamo per questo tratto e ci incamminiamo per alcune ore sotto un cielo terso e a tratti piovoso. E’ faticoso, siamo soli, ma è fantastico poter calpestare questo pezzo di storia e arrampicarsi in mezzo a montagne disabitate e piene di nebbia. Oggi è il giorno in cui in Asia si celebra la festa di Mezzo Autunno e ogni tanto incontriamo qualche famiglia cinese fare un pic nic festoso. Un sorriso, qualche foto e poi si va avanti, passo dopo passo, in questa fantastica “autostrada” tra le nubi.


Per lasciare Beijing e raggiungere Datong ci dirigiamo in stazione.
“…arrivati in stazione restiamo perplessi: un’ondata di persone si muove velocissima intorno a noi e per entrare bisogna fare il controllo zaini come in aeroporto. Giunti nella sala principale, osserviamo il tabellone: il silenzio! Chi ci capisce nei “geroglifici” cinesi?
Compariamo la scritta elettronica e il numero del treno a quella dei biglietti e troviamo il nostro corridoio di attesa. Uno spazio pieno di negozi chiusi e centinaia di persone sedute per terra.
In effetti non ci sono sedie e non ce ne sarebbero abbastanza per tutti.
Troviamo l’entrata che porta ai binari chiusa con un lucchetto. Tutta questa gente, in effetti, non ci starebbe sui binari e bisogna quindi aspettare l’arrivo del treno.
Chiediamo comunque ad una signora quando verrà aperta la porta ma ci rivolgiamo ad una donna sordomuta che non ci può aiutare. Nemmeno il tempo di ringraziarla lo stesso che veniamo travolti da una decina di persone che si alzano in piedi per cercare di aiutarci, tra cui un ragazzo vietnamita che parla un pò di inglese.
Gli altri ci guardano quasi fossimo alieni e chi ci vuole aiutare ci strappa i biglietti di mano e ci parla in cinese.
Arrivato il treno prendiamo posto nelle cuccette…” dal diario di viaggio.

 

Una voce assordante ci sveglia e un controllore ci avvisa che siamo arrivati a Datong.
Datong è sita nella parte settentrionale della Provincia di Shanxi, a sud della Mongolia interna e a ovest della Provincia di Hebei. Questa città è importante per la sua storia, ricca di reliquie culturali.

Datong is located at the northernmost past of Shanxi Province, with Inner Mongolia on the north and Hebei Province on the east. This city is famous for its long history and rich cultural relics.

Usciti dalla stazione dei treni, scopriamo che Datong è una città in pieno sviluppo economico, con grandi cantieri che costruiscono grattacieli e nuovi centri residenziali.

Arriviamo verso le 7:30 del mattino al tempio sospeso e riusciamo a visitarlo da soli. Un incredibile silenzio ci attende. Il tempio fu costruito per ordine di un imperatore cinese che, ammaliato da come un piccolo ragno tesse la sua tela, lo fece costruire su una parete rocciosa a strapiombo su un fiume. Molti uomini, legati con funi dall’alto, si calarono per edificare il tempio.

Interamente costruito in legno, nel tempio vi sono molti templi dedicati al Taoismo ma anche al Buddismo.

Letti in pietra nei quali monaci in pellegrinaggio potevano dormire…

Soffitta e travi in legno che portano ancora i vecchi colori…

Imponenti porte in ferro…

Proseguiamo il nostro viaggio e ci dirigiamo verso le grotte di Yungang, il “tesoro della scultura dell’antica Cina” che rappresenta uno dei tesori artistici della scultura su pietra più famosi al mondo.
I lavori di scavo iniziarono nel 453 dc,  secondo anno di regno Xingan della dinastia dei Wei settentrionali. Le grotte seguono il pendìo del monte per circa 1 km da est ad ovest, con attualmente 45 grotte principali, 252 nicchie grandi e piccole e più di 51 mila statue in pietra, la maggiore delle quali raggiunge un’altezza di 17 metri e la minore di alcuni centimetri.

Fuori dalle grotte, arte buddista

Spettacolo di ombre e luci con marionette di legno e cartilagine: storia di fantasmi cinesi

 

Dopo una giornata intensa nella zona intorno a Pingyao, prendiamo ancora un treno e dopo altre 8 ore di viaggio, arriviamo stanchi ma contenti a Pingyao a notte inoltrata. Pochi chilometri con un taxi per le vie della città nuova e finalmente entriamo dentro le mura della parte vecchia. Ci pare di essere finiti in una cittadina fantasma avvolta nella nebbia nella Cina medioevale. Pingyao, la città costruita a forma di tartaruga, simbolo della longevità, fu fondata nel 9° secolo a.C.
Ha una struttura quadrata e i principali edifici risalgono a oltre 600 anni fa, con mura, strade, abitazioni, negozi e templi ben conservati, che costituiscono un museo storico dell’arte archittonica delle dinastie Ming e Qing (1368-1911).

Gli abitanti di Pingyao vivono la strada… giocano a mayong o vendono i loro articoli nei negozi che si affacciano sulle vie principali. Molti sono ancora gli artigiani che lavorano seguendo antiche tradizioni.

buddhismo e globalizzazione

A Pingyao è come se fossimo tornati indietro nel tempo a 100 anni fa. Ricordo l’odore delle mura in pietra delle case. Un odore che sa di storia. E’ una vita tranquilla quella degli abitanti della città vecchia, senza automobili nè macchine a motore.
Una cucina squisita, la migliore del nostro viaggio in Cina. E l’entusiasmo di un onore: aver potuto esporre 18 foto tratte da “hand shots” al festival fotografico internazionale di Pingyao.

Alcuni templi taoisti, che celavano aloni di mistero, con statue che rappresentavano l’inferno, simile a quello dantesco

 

Un intero giorno volando su tre aerei, questo è il prezzo da pagare per arrivare nello Yunnan, una regione della Cina ai confini con il Tibet, Myanmar, Laos e Vietnam.
Lijiang, nello Yunnan, è un’ antica città incastonata in un paesaggio spettacolare, che rappresenta l’armoniosa fusione di diverse tradizioni culturali e produce un paesaggio urbano di qualità eccezionale.  Lijiang possiede anche un antico sistema di approvvigionamento idrico di grande complessità e genialità che funziona ancora oggi in modo efficace.
A Lijiang, nonostante molti negozi siano ormai gestiti dall’etnia Han, il popolo autoctono che vi risiede è quello dei Naxi, uno dei gruppi etnici tra le 55 minoranze riconosciute ufficialmente dalla Repubblica popolare cinese.
Il popolo Naxi è depositario dell’unica scrittura pittografica ancora oggi vivente, il cui nome “Dongba” deriva dall’omonima tradizione religioso-sciamanica, alle cui cerimonie e rituali è dedicata la stragrande maggioranza dei testi manoscritti.
I Naxi sono un popolo a conduzione matriarcale. Le donne vivono assieme e gli uomini possono stare con loro solo per procreare.

Lijiang is an ancient town set in a dramatic landscape which represents the harmonious fusion of different cultural traditions to produce an urban landscape of outstanding quality. Lijiang also possesses an ancient water-supply system of great complexity and ingenuity that still functions effectively today.

I Naxi…

 

Scene di vita quotidiana a Lijiang…

I bambini piccoli non portano pannolini bensì pantaloncini aperti tra le gambe così da poter andare in bagno da soli per poi chiamare la mamma al termine.

E’ l’ora del pranzo…

Nelle vie della città ci sono tanti negozi gestiti dal popolo Han che vendono souvenir per turisti cinesi. Il mercato invece è il luogo intorno al quale si muove la vita del popolo Naxi.

Dentista…

 

Gita in bicicletta, una trentina di chilometri tra fattorie e villaggi Naxi, tra cui il villaggio di Basha.

Lijiang si trova in una valle ai piedi della Jade Dragon Snow Mountain, una grande catena montuosa. Ci sono tre punti (siti ad altezze diverse) da poter visitare, tra cui una vetta alta ben 5.596 metri. La curiosità di vedere dal vivo dei grandi e unici bovini, mai visti prima, ci spinge alla Yak Meadow: la pianura degli yak.
Ad attenderci diversi cartelli che richiamano all’attenzione di non avvicinarsi agli animali. Con leggera imprudenza, stando immobile quando i maestosi mi fissano, riesco ad avvicinarmi a loro.

In questa piana troviamo anche un antico tempio buddhista tibetano.

Lo spettacolo che la natura offre è eccezionale. Troviamo infatti un gran numero di turisti cinesi che hanno lasciato le città per riposarsi al fresco di queste montagne.

 1) Yangshuo   2) Longshen   3) Sanjiang   4) Baisha Village   5) Zhaoxing

Abituati ormai al cielo, voliamo ancora e arriviamo a Yangshuo, nella regione del Guangxi.
Da qui inizia un nuovo viaggio: 10 giorni in compagnia di Gary, una guida locale che ci porterà ad esplorare parte del Guangxi e della regione più a nord il Guizhou. Un viaggio tra le minoranze (Dong, Miao, Yao), e la Cina rurale, luoghi che nemmeno i cinesi stessi visitano.
La prima tappa sarà Yangshuo poi incominceranno viaggi in auto di 7 ore, levate all’alba e pernottamenti in famiglie ospitali.
10 giorni che non dimenticheremo mai.

A Yangshuo passeremo qualche giorno ad esplorare la zona che offre stupendi paesaggi carsici sia in bicicletta sia a bordo di una simpatica zattera in legno. Nel Guangxi, così come in alcune regioni vicine, alcuni abitanti si cibano di carne di cane.

 

Il mercato di Yangshuo non è per persone deboli di stomaco. Animali ammassati e carne di ogni genere, anche di cane. Le prossime sei foto non sono adatte a persone sensibili.

Partiamo alla volta di Longshen in auto e, dopo 5 ore di viaggio, arriviamo in questa zona abitata prevalentemente dal popolo Yao ma anche dai Dong. Le donne Yao hanno la caratteristica di tagliarsi i capelli solo una volta nella vita: il giorno del loro matrimonio. A far da protagoniste a Longshen sono le meravigliose terrazze di riso, da raggiungere solo con un buon trekking. Altra indimenticabile esperienza è la visita del villaggio Dazhai.

Comincia il lungo cammino…arrivare al punto più alto ci permetterà di aver una visuale migliore su tutta la vallata coltivata a riso

In cima alla collina troviamo una casetta di legno. Una donna Yao con la sua famiglia (gli uomini sono a lavorare nei campi) ci prepara del riso da mangiare. Un pò di relax davanti a questo spettacolo e poi riprendiamo il trekking in discesa. Una Yao vuole slegarsi i lunghi capelli e mostrarceli per qualche soldo. Rifiutiamo

 

Tornati in auto si viaggia fino a tarda sera. Dormiremo a Sanjiang in una casa di legno proprio di fronte al ponte di Chengyang con vista sul villaggio. La mattina seguente sveglia mattutina e visita a questo splendido villaggio di etnia Dong.

Girovagando per il villagio scopriamo che il popolo Dong è molto amichevole. A Sanjang la torre del tamburo (usata in passato per avvisare gli abitanti dei pericoli) e la torre della campana (suonata per segnare le ore) vengono impiegate ancora oggi. Dentro ad una di queste torri troviamo alcuni anziani del villaggio, raccolti intorno al fuoco per fumare. Mi guardano e mi offrono subito la pipa per fumare con loro. Sono curiosi, mi vedono come un gigante (qui di stranieri ne passano pochi) e peloso (loro hanno pochissimi peli). Fumiamo insieme e conversiamo un pò, grazie alle traduzioni della nostra guida. Loro sorridono e sono contenti. Per noi è un giorno speciale.

 

Continua l’esplorazione dei villaggi del Guangxi e del Guizhou. Alcune ore in auto e raggiungiamo Biasha, villaggio di etnia Miao, uno dei popoli meno colpiti dalla civiltà moderna. Entriamo così nel Guizhou.
Qui la vita è ancora molto tradizionale e gli uomini, grandi combattenti, conoscono bene le arti marziali. Spesso portano una claymore (una spada o coltello) in vita e un fucile da caccia sulla spalla.
Alcune persone Biasha, poi,  non indossano le scarpe, nemmeno in inverno.
E’ la prima volta anche per la nostra guida, che durante l’esplorazione, ci pare leggermente in tensione. Ci rivelerà poi che i Miao non sono ospitali come i Dong e che sono un popolo ostico e poco loquace. Forse, proprio per la loro estrema riservatezza, veniamo rapiti da un anziano Miao, con cui riusciamo a scambiare davvero due parole.

This Biasha Miao is quite different from other Miao groups in terms of clothing and daily life. Biasha people belong to the Miao branch that is least affected by modern civilization. Even in the modern times, they still lead very traditional lives.
Men are often seen carrying a claymore (type of sword) in the waist and a hunting rifle over the shoulder.

Per la strada ci viene fame…ci aspetta un lungo viaggio per Zhaoxing. Passiamo in mezzo alla Cina rurale e trovare altri villaggi risulta difficile. Sulla strada troviamo un gruppo di case, chiediamo se è possibile mangiare. Una tazza di riso con verdure per l’equivalente di 10 centesimi di euro. Rifocillati, siamo pronti per continuare la nostra avventura.

 

Stiamo per salutare il Guizhou e ci mettiamo in viaggio in auto per qualche ora su strade dissestate, villaggi di agricoltori e mandrie di bufali al pascolo che ci tagliano la strada in direzione di Zhaoxing dove sosteremo due giorni.


Prima dell’arrivo a destinazione, facciamo una sosta in un piccolo vilaggio di cui non ricordo il nome.

La torre della campana

Il cimitero, stranamente posto vicino alle case

Arriviamo finalmente a Zhaoxing, un villaggio abitato dai Dong, che vivono ancora di agricoltura (riso) e pesca.


I costumi etnici degli abitanti del villaggio sono realizzati e tinti (con coloranti blu naturali, albume d’uovo e sangue di maiale) da soli in modo tradizionale.

The local villagers’ ethnic costumes are made and dyed (mostly in deep blue biotic dyes, egg white and pig’s blood) by themselves in the traditional way.

La sera il paese è ancora più magico e verso le 20 (ora gentilemente concessa dal nostro orologio), l’elettricità smette di funzionare e per tutta la notte gli anziani, ritrovatisi intorno alla torre della campana, suonano ritmi tribali con strani strumenti di bambù.

Qui i cani girovagano per il villaggio, scondinzolando quando incontrano i loro padroni. Se una famiglia li vuore mangiare li può comprare.

Tutto il villaggio si impegna nella lavorazione del riso, cibo prezioso per l’intera comunità.

Quando viene fatto salire il fiume attraverso delle dighe, per dare acqua alle risaie, i pesci ci finiscono dentro. Una volta tagliate le piante di riso, gli uomini catturano i pesci che le donne puliranno e cucineranno da vivi.
In Cina capiamo che il cibo va consumato fresco.

Quando si uccidono buoi e bufali per mangiarne la carne, l’intestino dell’animale viene svuotato in modo da recuperarne una specie di zuppa alle erbe.

 

Finito questo tour de force di 10 giorni, che ci ha stancato ma soprattutto meravigliato, voliamo per Shanghai. Giusto un giro veloce.
Shanghai rappresenta, forse più di tutte, la Cina che si sta “occidentalizzando”. Qui ci sono viali i cui palazzi non sono altro che enormi centri commerciali, uno dietro l’altro. In un paio di chilomentri si contano una dozzina di Macdonalds, una decina di Kentucky, Subway e altre catene di fast-food. Incredibile passare da una realtà rurale a questo mondo.

L’incredibile acquario di Shanghai

Anche Shanghai ha un proprio cuore tradizionale. La “vecchia” Shanghai

 

Prendiamo il treno veloce (300 km orari) e in 25 minuti siamo a Suzhou. Città ricca di giardini zen e canali.

Passati un paio di giorni a rilassarci tra gli splendidi giardini di Suzhou, raggiungiamo Tongli.
La città antica di Tongli, ricorda molto la nostra Venezia e per salvaguardarla il governo cinese fa pagare una tassa per entrare a visitarla.

A Tongli si pratica ancora la pesca con i cormorani.

Un monaco taoista

Dopo Tongli ci spostiamo a Xitang, un villaggio acquatico reso “celebre” dal film Mission Impossible 3. Qui la vita gira intorno alla pesca di gamberi di fiume.
“…la sera è dura trovare da mangiare in una locanda che possa accontentare tutti e due. Qui si servono granchi blu pelosi, tartarughe con patate, teste di anatra e intestini di vari animali con verdure. E’ il luogo in cui abbiam fatto più fatica a mangiare ma anche qui ci siamo adattati…” dal diario di viaggio

 

L’ultima tappa prima di tornare a Beijing è la città di Qingdao.
Qingdao è un ex colonia tedesca, famosa per la sua fabbrica di birra Tsingtao. Città affascinante con una zona moderna ricca di grattacieli di nuova costruzione e una parte della città che ricorda la Germania.
Qingdao per i cinesi è anche un’importante centro balneare.

Il nostro amico Fun che siamo venuti a trovare e che ci ha fatto da “cicerone”

 

In Cina i matrimoni si svolgono in modalità diversa, attraverso tre steps invece che in un giorno solo.
Al primo appuntamento, i futuri sposi si trovano con genitori e testimoni davanti ad un funzionario del governo che unisce in matrimonio i due innamorati. Il secondo giorno è dedicato alle pose per i fotografi, mentre il terzo si festeggia con amici e famiglia al ristorante.

 

Per le strade delle città cinesi è facile incontrare molti cani. Rispetto al Sudamerica, anche quelli senza padrone vengono tenuti con rispetto.
Ci sono meticci girovaghi che ricordano cani di razza e hanno tutti zampe corte e corpo allungato stile bassotto, quelli muniti di pedigree passeggiano fieri coi propri padroni, segno di una Nazione che sta crescendo economicamente.

 

Stasera mangiamo cinese?

Varie parti di pollo (testa, cresta, zampe ecc.) con verdure

Spiedini di Seitan a Beijing nella zona del Tempio dei Lama

Souffle di patate, tofu e curry a Beijing nella zona del Tempio dei Lama

Uova al thè a Lijiang

Spiedini di pesce, serpente e larve di vespa al mercato di Lijiang

Spiedini di serpente e di montone e tofu con sesamo al mercato di Lijiang

Spiedini di uova di quaglia al mercato di Lijiang

Zampe di gallina arrosto al mercato di Lijiang

Carne di yak, pane al burro di yak e thè con latte di yak in un bar tibetato a Lijiang

Melanzane stufate con soja a Lijiang

Melanzane stufate con soja e peperoni a Pingyao

Tofu con verdure e carne con peperoncino a Lijiang

Tofu con verdure e peperoni stufati a Pingyao

Riso con verdure e manzo a Pingyao

Manzo, patatine, peperoni e una spolverata di sesamo (il mio piatto preferito) a Pingyao

Mele caramellate

Bun al vapore ripieno con carne o verdure e zuppa di riso a Pingyao